
Ritratti: volti di persone incontrate nei miei viaggi, con cui ho condiviso un pezzetto di strada.
Sono partito come fotografo per cogliere l'essenza di tutto ciò che avrei trovato diverso, sconosciuto, affascinante nel suo vivere e mi sono ritrovato come ospite, seduto nei templi a terra accanto
a loro, a scambiare sorrisi e cenni d'intesa senza avere una sola parola condivisa nel nostro vocabolario ma totalmente in sintonia e in pace.
Nei miei lunghi percorsi non da turista ma da viaggiatore, ho imparato tanto, mangiando e dormendo con la gente del posto, scattando ricordi che non fossero solo per me ma da poter condividere.
Questi istanti vissuti in comune e che mi hanno cambiato poco per volta, resteranno per sempre a ricordarmi di tutto ciò che esiste oltre le nostre vite "civili", e che lo sguardo di una madre resta
tale in qualunque parte del mondo stia guardando il suo bambino.
Il Ritratto come Epifania: L’Arte di Essere Immortalati nella Luce di Alessandro Branca
Il viaggio di un fotografo non si misura in chilometri, ma nella profondità degli sguardi che accoglie.
Per Alessandro Branca, la fotografia non è mai stata una semplice questione di inquadrature, ma un prolungamento di quei percorsi intrapresi come viaggiatore — e mai come turista — tra i templi e le strade del mondo.
In quei luoghi, seduto a terra accanto a sconosciuti, Branca ha imparato che l’essenza di un incontro non risiede nelle parole condivise, ma in una sintonia silenziosa, in un cenno d'intesa che supera ogni confine.
Questa stessa attitudine, questo "stare accanto" all'altro, si ritrova oggi nel suo studio.
Ogni ritratto firmato da Branca non è l'esecuzione di una tecnica, ma la prosecuzione di quel viaggio: un pezzetto di strada percorso insieme al soggetto per catturarne non solo il volto, ma l’anima.
La Grammatica dell’Ombra: Un Dialogo Caravaggesco
Nella ricerca visiva di Alessandro Branca, la luce non è mai un elemento neutro.
Seguendo una linea sottile e tagliente che evoca, senza mai imitare, la lezione di Michelangelo Merisi da Caravaggio, Branca costruisce immagini che sono autentiche rivelazioni.
Come nella pittura seicentesca, la sua luce è radente, obliqua, chirurgica; entra in scena per incidere i volumi e isolare i dettagli, trasformando l’immobilità di un ritratto in un evento drammatico e vitale.
Tuttavia, il vero segreto della sua arte risiede nel buio.
Per Branca, l’ombra non è assenza o vuoto, ma materia attiva, un campo di tensione che "scava" le persone e gli oggetti.
È in questo attrito tra luce e resistenza che nasce l’immagine significativa.
"Il concetto fondamentale è che si parte dal buio," spiega il fotografo, "nulla esiste senza la luce.
Solo ciò che illumino prende forma, e nella penombra resta l’immaginazione".
In un’epoca dominata dall’eccesso visivo e dalla sovraesposizione costante, Branca sceglie di togliere, di oscurare, di ridurre. Costringere lo sguardo di chi osserva a fermarsi e a vedere davvero.
La Resistenza al Patinato: L’Elogio della Verità
Rivolgersi ad Alessandro Branca per un ritratto significa abbracciare una filosofia di vita che si oppone nettamente alla cultura moderna della perfezione digitale.
Mentre il mondo si perde nel delirio dell’intelligenza artificiale e nei filtri dei telefoni che uniformano i tratti fino a cancellare l’identità, Branca rivendica la "Fotografia del Reale".
Sposando il celebre monito di Anna Magnani — "Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele venire" — Branca tratta ogni piega del volto, ogni segno del tempo, come un frammento di narrazione pura.
Non c’è spazio per il "pasticcio" dei ritocchi falsati.
Chi sceglie di farsi ritrarre da lui, accetta di esporsi in una vulnerabilità che è, al contempo, la sua forza più grande.
Il Rito dell’Immortalità
Un tempo, entrare in uno studio fotografico significava "farsi immortalare".
Era un gesto rituale, il desiderio profondo di lasciare una traccia del proprio passaggio sulla terra, di vincere la paura della scomparsa.
Alessandro Branca restituisce a questo atto la sua sacralità originale.
Un suo ritratto non cerca l’armonia formale fine a se stessa; cerca il contenuto, lo scopo ultimo del ritrarre.
Le sue fotografie sono scene sospese, fuori dal tempo, dove ogni soggetto diventa un personaggio colto in un istante di verità assoluta.
È un’esperienza fisica e simbolica che trasforma il quotidiano in qualcosa di metafisico.
Sottoporsi all'obiettivo di Branca non è dunque un semplice servizio fotografico, ma un invito a sostare, a rallentare e a conoscersi.
È un viaggio dentro il proprio mondo, guidati da un artista che sa che il senso delle cose si custodisce nell'ombra, protetto dal rumore visivo della modernità.
Perché, come ha testimoniato un visitatore davanti alle sue opere, l'emozione più grande non è vedere una bella fotografia, ma sentire di aver conosciuto una persona.
liberamente tratto dall'articolo di Serena Millisenna















